Percorso 3 · mezza giornata, più un'estensione

La Cagliari romana e punica

Un anfiteatro scavato nella roccia, un orto botanico dentro un'area archeologica, e la più grande necropoli punica del Mediterraneo.

Karales fu riconosciuta municipio romano intorno al 38 avanti Cristo, ma la città era già lì da secoli: fenicia, punica, poi romana. Di quel tempo restano il foro sotto piazza del Carmine, le terme di largo Carlo Felice, l'acquedotto che entrava in città proprio da Stampace — e quattro luoghi che si possono ancora attraversare a piedi.

Questo percorso ha una particolarità: comincia a duecento metri dal nostro tavolo. La valle di Palabanda, con l'anfiteatro, la villa romana e l'orto botanico, sta subito sopra Via Mameli.

  1. Cripta di Santa Restituta

    A piedi · 5 minuti da Via Mameli

    Si comincia da qui perché è la più vicina e perché racconta il passaggio: era una cava di calcare in età tardo-punica e romana, prima di diventare chiesa nel Duecento. È l'unico posto della città dove si tocca con mano il motivo per cui Cagliari è piena di grotte: la pietra su cui è costruita è la stessa con cui è costruita.

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  2. Villa di Tigellio

    A piedi · 7 minuti dalla cripta

    In via Carbonazzi, ed è il complesso residenziale romano più importante della Karales antica: tre domus signorili e un edificio termale, con fasi di occupazione dal I secolo avanti Cristo al VI-VII dopo. La Casa degli Stucchi fu scoperta nel 1876, la Casa del Tablino dipinto scavata nel 1963. I mosaici policromi che decoravano le domus stanno oggi al Museo Archeologico; qui restano stucchi e intonaci dipinti. Il nome viene da Tigellio, poeta e cantore di età augustea che secondo la tradizione comprò terreni presso l'anfiteatro per farci casa.

    AttenzioneIl Comune la dà attualmente chiusa e non visitabile, con un cantiere di restauro in corso. L'area recintata si vede comunque da via Carbonazzi.

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  3. Orto Botanico

    A piedi · 5 minuti dalla villa

    Cinque minuti più su, ed è la tappa che tiene insieme tutto il percorso. L'Università comprò i terreni nel 1858 e lo inaugurò nel 1866 sotto la direzione di Patrizio Gennari, su progetto di Gaetano Cima: quattro ettari e mezzo nella valle di Palabanda, circa duemila specie, seicento alberi, un palmeto di quattromila metri quadrati e mille specie di piante grasse. Ma la ragione per cui sta in questa guida è un'altra: l'orto è costruito dentro un'area archeologica, e fra le piante restano la cava romana, la cisterna, la vasca a trifoglio e il pozzo a noria. È un museo vivente che ha sotto i piedi la città antica.

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  4. Anfiteatro romano

    A piedi · 8 minuti in salita dall'orto

    È l'edificio pubblico più monumentale della Sardegna romana, ricavato scavando il banco roccioso alle pendici del colle di Buoncammino: tre ordini di gradinate per circa diecimila spettatori, una facciata meridionale che superava i venti metri e un corridoio di drenaggio di novantacinque metri che finisce in una cisterna sotterranea. Negli scavi sono emerse lastre di marmo: le gradinate erano rivestite. Il restauro in corso, finanziato con poco più di quattro milioni di euro di fondi europei, prevede di collegarlo direttamente all'Orto Botanico e farne un unico parco archeologico-botanico.

    AttenzioneL'apertura è parziale: fino alla fine dei lavori l'arena e gli ambienti sotterranei non si visitano e si percorre una passerella. Verifica sulla pagina del Comune prima di andarci.

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  5. Necropoli di Tuvixeddu

    A piedi · 20 minuti in discesa, passando dalla Grotta della Vipera

    Questa è l'estensione, verso ovest, e da sola vale mezza giornata. È la necropoli fenicio-punica sul colle omonimo: circa mille tombe fra il VI e il III secolo avanti Cristo, pozzi verticali scavati nel calcare da tre a undici metri di profondità, con la camera sepolcrale alla base e, in alcune, pitture parietali del IV-III secolo. L'area storico-monumentale copre diciotto ettari, il parco attrezzato tre e mezzo. Il nome viene dal sardo tuvu, «piccolo foro». Il colle è stato cava di cemento fino agli anni Ottanta e rifugio antiaereo durante la guerra. L'ingresso è gratuito.

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  6. Basilica di San Saturnino

    A piedi · 20 minuti da Via Mameli, attraversando la Marina

    Dall'altra parte del centro, sull'asse di via Dante. È il monumento paleocristiano più antico della Sardegna: primo impianto fra IV e V secolo, riedificazione bizantina nel VI, poi nel 1089 i ruderi vengono donati ai Vittorini di Marsiglia, che intervengono secondo il romanico provenzale, e la chiesa è riconsacrata nel 1119. Pianta a croce greca con quattro bracci uguali e cupola centrale. Saturnino fu decapitato nel 304 per non aver rinnegato la fede: è il patrono della città.

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Prima di partire

Due tappe hanno criticità: la Villa di Tigellio è chiusa e l'Anfiteatro è aperto solo in parte. Il percorso regge lo stesso — la cripta, l'Orto Botanico, Tuvixeddu e San Saturnino sono aperti e coprono da soli l'arco che va dai fenici ai bizantini. San Saturnino ha giornate e fasce limitate: controlla la pagina del Ministero.

In pratica

L'anello breve — cripta, villa, orto, anfiteatro — sta in due ore e mezza e non si allontana mai di più di un chilometro da Via Mameli. Tuvixeddu e San Saturnino sono due mezze giornate a sé.

Orari e biglietti non li scriviamo noi: ogni tappa rimanda al sito di chi la tiene aperta. Cambiano, e la fonte giusta è la loro.

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A metà percorso

Il pranzo è a metà strada.

140 Grammi sta in Via Mameli 91, a Stampace, sotto il Castello: da qui parte questo giro e qui torna. Se vuoi trovare il tavolo pronto, prenota. Il mercoledì la Carbonara è a metà prezzo.

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